
Dott. Roberto Settembre | Specialista in Neurochirurgia a Bari
Le giornate si accorciano, si trascorre più tempo al chiuso e gli impegni riprendono a pieno ritmo. In autunno può capitare di sentirsi più stanchi o di fare fatica ad addormentarsi. A volte il sonno si riassesta con abitudini più regolari; altre volte il disturbo continua. In quel caso, attribuire tutto al cambio di stagione rischia di lasciare senza risposta il problema.
Il ruolo della luce e degli orari
Il ritmo circadiano è il ciclo di circa ventiquattro ore che contribuisce a regolare sonno e vigilanza. La luce e il buio aiutano il nostro orologio interno a sincronizzarsi con l’ambiente. Passare meno tempo all’aperto o cambiare spesso gli orari può modificare questi segnali.
Questo non significa che l’autunno provochi necessariamente insonnia. Il sonno risente anche delle abitudini, del lavoro su turni e di altri fattori che vanno considerati quando il disturbo si mantiene.
Essere stanchi oppure avere sonno
Le due sensazioni vengono spesso confuse. Si può essere privi di energia senza riuscire a dormire, oppure avere una vera tendenza ad addormentarsi durante il giorno. Descrivere questa differenza al medico è utile, così come riferire se il problema riguarda l’addormentamento, i risvegli notturni o un risveglio troppo precoce.
Una sonnolenza marcata non va liquidata come un effetto della stagione. Se fai fatica a restare sveglio, evita di guidare e chiedi una valutazione. Russamento importante e pause respiratorie osservate da chi dorme accanto a te possono indicare un disturbo respiratorio del sonno.
Le abitudini da cui cominciare
Un orario del risveglio abbastanza regolare, anche nei fine settimana, aiuta a mantenere una routine. Cerca di trascorrere un po’ di tempo alla luce naturale e di svolgere attività fisica compatibile con le tue condizioni. Nelle ore che precedono il sonno, riduci caffeina e altri stimolanti, tenendo conto della tua sensibilità.
La sera lascia spazio ad attività tranquille e limita gli schermi luminosi vicino all’ora di dormire. Una camera buia, silenziosa e con una temperatura confortevole può favorire il riposo. L’alcol, invece, non è un buon rimedio per prendere sonno: può peggiorarne la qualità.
Quando le abitudini non bastano
Se le difficoltà si ripetono per settimane o interferiscono con la vita quotidiana, è opportuno parlarne con il medico. Non serve aspettare mesi. Ricostruire gli orari, i farmaci assunti e gli eventuali altri disturbi aiuta a capire quali approfondimenti siano utili.
Per l’insonnia cronica, il trattamento iniziale generalmente raccomandato è la terapia cognitivo-comportamentale specifica per l’insonnia, chiamata CBT-I. Questo percorso affronta i comportamenti e i pensieri che contribuiscono a mantenere il problema. Farmaci e integratori richiedono una valutazione individuale; anche la melatonina non è adatta indistintamente a ogni difficoltà a dormire.
Il primo riferimento per i comuni problemi di insonnia è il medico di medicina generale, che può indirizzare a uno specialista o a un centro di medicina del sonno. La neurochirurgia entra in gioco quando vi è il sospetto o la diagnosi di una patologia strutturale del sistema nervoso di possibile interesse chirurgico. Per capire da dove iniziare, è utile raccontare come si dorme e come ci si sente durante il giorno.
